
Ed eccoci al Day After.
Si sono da poche ore concluse le partite della Falegnameria Bianconera e dell' Armata brancaLeonardo.
Si chiude, cosi', la due giorni di Champions League.
Parliamoci chiaro; poteva essere un enorme orgasmo con una vittoria dell'Inter ed due sconfitte per Milan e Juve.
E' stato, invece, un brutto mal di testa, mitigato, poi, da qualche amorovole cura della propria amata.
Insomma, sensazioni ed emozioni fortemente contrastanti.
Vediamo, un po', cosa e' successo.
Si parte con l'Inter.
Sì, pare che fosse quella squadra con la maglia bianca ed il pannolone che affrontava il Barca.
Una partita imbarazzante, che conferma, se mai ce ne fosse bisogno, che i nostri, quando si tratta di giocare in Champions, difettano in personalita' e carattere.
Ovviamente, quando unisci questa carenza alla caratura tecnica del tuo avversario, che e' il numero uno al mondo, ne viene fuori quello scempio.
L'inter ha, in Europa, un blocco che fatica a superare.
E' figlio di tanti anni di sofferenze, di beffe, di figuracce.
E' figlio di certe eliminazioni inaspettate quanto dolorose.
E' figlio delle pressioni enormi che questa squadra ha quando gioca una competizione che si sente quasi obbligata a vincere.
E' figlio dell'ambiente Interista.
E quando, in campo, ti tremano le gambe, quando ti senti insicuro sotto pressione, giocare a pallone diventa complicato.
Tendi a nasconderti, scappi, non vuoi mai il pallone tra i piedi, giochi il piu' basso possibile.
E se l'Inter, che e' una squadra che non ha una grande velocita' di base nei centrocampisti atta a sopperire alle mancanze tecniche, perde quella tranquillita' e sicurezza che le permette di esprimere tutte le enormi potenzialita' tecniche, fisiche e di presenza, che ha, va in difficolta'.
Parliamoci chiaro: l'Inter e' ancora inferiore a squadre come il Barcellona, il Chelsea, il Manchester (che pure sembra in fase calante)... Cio' non toglie che il nostro maggior problema sia mentale, di personalita'.
La speranza e' di risolverlo, non tanto per vincere una Champions che solo i giornali ci obbligano a vincere, quanto per poter competere in maniera dignitosa.
Fatto sta che la vittoria di Kiev - li' sì che abbiamo tirato fuori l'ardore, giocando ad una sola porta per 45 minuti di fila - ci ha dato, in pratica, una buona fetta di qualificazione.
Dobbiamo vincere per la certezza, o possiamo pareggiare 0-0 o 1-1 nell'eventualita' in cui la Dinamo non batte il Barcellona.
Insomma, brutta partita, un po' di nervosimo, di rabbia.... Ma per fortuna c'e' la Juventus del nuovo corso a restituire immediatamente il sorriso.
Dopo le bottiglie di Champagne, i caroselli, le convulsioni da fase euforica, insomma, dopo aver dato ai fegati martoriati un minimo di tregua dopo la sconfitta dell'Inter, gli Juventini hanno dovuto fare i conti con la realta': fanno cagare in ogni singola competizione.
La Falegnameria Bianconera manda in campo uno squadrone capace di vincere tutto: oltre Buffon il Santo, giocano in difesa: Caceres, uno che, semplicemente, fa figo perche' viene dall'estero, ma non si capisce bene perche' sia in campo; Padre Nicola, autentica sicurezza, per gli avversari; Orango-Chellini, scoordinato, falloso e generoso difensore d'altri tempi; Grosso, l'imitazione della presa in giro di un esterno difensivo sinistro.
A centrocampo, fosforo, tecnica e visione di gioco: Sissoko, colui il quale e' stato designato dagli Juventini come il fenomeno assoluto - e questo spiega come sono ridotti ; Felipe Melo, uno che sarebbe un fenomeno se solo avesse nella visione di gioco, cio' che gli manca in tecnica, presenza ed intelligenza calcistica (questa agli juventini la spiego dopo).
Sulla trequarti: Camoranesi, l'unico con Buffon a tenere su' la baracca; Diego, il trequrtista atipico, nel senso che non segna, non dribbla, non fa assist, non verticalizza, non inventa; Del Piero, un goffo culturista messo in campo in ricordo dei bei tempi andati.
Unica punta: Amauri, ex sportellatore poco prolifico di Chievo e Palermo.
Ne viene fuori un monologo del Bordeaux che vince 2-0, vince il girone, e ci regala un Juve-Bayern da guardare sorseggiando una bella birra ghiacciata, in continuo pre-orgasmo. Poi se arriva, oh, noi lo accettiamo. E se non dovesse arrivare, pazienza; 'sta Juve ce ne regalera' di soddisfazioni.
Intanto, a Milano andava in onda una nuova puntata dell'isola dei famosi: l'armata brancaLeonardo.
Il povero Milan, tra vecchie glorie, ex giocatori, attori di Hollywood, palloni d'oro ante guerra e pensionati ante litteram, sta tentando, ormai da anni, di assomigiare ad una squadra di calcio; ma, poverino, proprio non ci riesce.
Insomma, solito grande Milan preso a pallonate dall'avversario di turno, che si chiami Cagliari o Marsiglia.
Non e' che ci sia molto da analizzare.
Gente in preda ad orgasmi per Dinho che gioca con la mobilita' di un cassonetto della spazzatura; occasioni clamorose per gli avversari: ordinaria amministrazione, insomma.
Un pareggio che e' come oro, a fronte di una meritata sconfitta che avrebbe mandato il Milan ad esercitare la sua mentalita' europea in Europa League.
Pero', oh, il culo e' una variabile impazzita: noi in 5 minuti ci siamo presi, a Kiev, buona parte della qualificazione..Anche se, a onor del vero, distupando un secondo tempo di altissimo livello.
A S.Siro, invece, l'unica cosa ad altissimo livello, era l' indice di grasso corporeo di Dinho.