sabato 30 gennaio 2010

Passerotto non andare via

Addio, Ciro...
O forse, chissà, arrivederci; è questo l'augurio.

Resterai sempre nei nostri cuori e nei nostri ricordi.
E ci resterai così, come in questa foto, col tuo continuo chinare il capo, mentre il Bayern, il Catania, il Chievo, il Palermo, il Cagliari, il Bordeaux, la Roma, il Milan, l'Inter, il Napoli di turno, festeggia, sullo sondo, una spassosa vittoria.

Ti ricorderemo sempre così, come maestro nella degustazione di budini assortiti quanto allenatore da sbellicarsi.

Ti ricorderemo per i tuoi tentativi di imitare Mourinho, dichiarando "Io non so' fesso"; e la risposta in sala sarà stato un colpo di tosse.

Ti ricorderemo così, mentre cerchi di insegnare a Del Piero l'utilizzo della portona elevabile per evitare strappi e colpi della strega nell'atto di sollevarsi dalla panchina.

Ti ricorderemo così, come autentico benefattore per ogni squadra che affrontava la tua sgangherata Juve.

Ti ricorderemo così, sognatore, per i tuoi bellicosi proclami di scudetti e champions a pioggia.

Ricorderemo le tue merende con Marcellino, per scegliere la formazione.

Resterà impressa, a memoria, sulla nostra bocca, come le vecchie formazioni, la tragicomica difesa della tua Juve: Grygera, Cannavaro, Chiellini, Grosso.

Ti ricorderemo così, mentre ti fai asfaltare, in casa, dal Bayern Monaco, andando a finire in Europa League dopo i gironcini di Champions.

Non vogliamo, non possiamo credere che tu sia andato via, così. Non potranno più essere le stesse, le Domeniche, senza la dose di ilarità che la tua banda diffondeva in tutt'Italia.

Ma, per noi, non te ne sei mai andato..

Noi vogliamo ridordarti così, mentre, dopo un buon danette, indossi, gioioso, tuta e scarpini, pronto per dirigere l'allenamento; e poco importa se, cinque minuti prima di uscire di casa, hai ricevuto la telefonata di Blanc che ti annunciava che i giocatori si stavano già allenando con il geniale tattico di Cesenatico.

A presto, Ciro il grande.

giovedì 28 gennaio 2010

Juve: all in!

Incredibile numero della Juve: appena a Gennaio, sono fuori d'ogni competzione.
Mica male.

Ah, no! Resta, sulla carta, l'Europa League, dopo la figura da "imbucati" in Champions.

Hanno avuto l'abilita' di beccarsi 16 di punti dal tanto sognato primo posto; di farsi eliminare nel gironcino di Champions League; di farsi cacciare a pedate dalla noiosa coppa italia, dopo aver goduto, a inizio partita, di un gol di vantaggio: gentile concessione di Francesco Toldo per i bisognosi.

Meravigliosi.

Insomma, hanno malamente perso e preso schiaffi in ogni singola competizione a cui hanno parteciapto.

Ho un sogno: Ciro, per decenni, su quella panchina.

lunedì 25 gennaio 2010

La festa, appena cominciata, è già finita

Il Derby, si sa, e' una partita unica; sempre.
Ma non capita tutti i giorni di assistere ad un cosi' intenso, quanto esilarante, spettacolo...

A Milanello si festeggiava istericamente, ormai da una settimana, la sensazionale impresa della vittoria, in casa, sul "temibile" Siena di Malesani, gambizzato dopo 5 minuti con un bel rigore condito da espulsione.
"Palo-della-luce" Dinho era diventato il piu' forte giocatore d'ogni tempo per aver segnato una serie di rigori, un paio di gollonzi su corner e UN bel gol, quello del 4-0, contro il Siena, con finta "bradipo" e tiro della domenica.
La squadra alla "viva il parroco" di Leonardo, era diventata, anch'essa, la squadra piu' forte d'ogni tempo, la strafavorita per lo scudetto.
Insomma, quando si parlava di grandi squadre, toccava ricordare il Brasile '70 di Pele', l'Olanda del calcio totale di Cruyff, e il Milan di Borriello.

Si arriva al derby, con tutta Italia con la sciarpa del Milan al collo; ce l'ha anche Rocchi. Quello della Lazio, eh...

Il Milan propone la coppia di terzini Abate-Antonini: c'e' chi pensa che siano due giovani primavera, ma hanno, rispettivamente, 24 e 28 anni; altri credono di trovarsi alla Playstation in pieno campionato Master, alle prese con i soliti "scarsi sconosciuti" da far crescere; insomma, nessuno lo vuole capire, ma 'sti due sono i terzini titolari del Milan.
Centrali, Favalli, continua vittima di furti e truffe al ritiro della pensione, e Thiago Silva, che senza Nesta sembra uno di quelli che quando esce con l'amico bullo, fa il duro, e quando e' solo pare un nerd.
Insomma, una difesa da WWF.
Centrocampo per la serie amarcord, con i bolsi randellatori Ambrosini e Homo-Habilis Gattuso, e l'ectoplasma Pirlo.
Attacco per palati fini, con Beckham, la cui unica funzione al Milan e' quella di consigliare Dolce e Gabbana per il taglio degli abiti, Borriello, giovane ventottenne con la cresta in testa ed una riduzione per l'Hollywood in tasca, e il bradipo Dinho, uno che in campo, soprattutto contro gente come Zanetti, Maicon, Lucio, Cambiasso, e' utile quanto un picchietto per mosche in pieno D-Day.
Ovviamente, ritmi tartaruga e aggressivita' da Hippy.

Passano dieci minuti, e dico dieci, e la squadra che doveva vincere tutto, che doveva riaprire campionato, sorti del conflitto in Vietnam ed elezioni in Iran, che doveva insegnare calcio alle future generazioni, e' gia sotto 1-0, ha gia' subito un palo e si e' salvata con un miracolo del portiere.
Non c'e' male.

Ma e' qui che inizia il bello.
E' qui che si passa dalla lezione di calcio pure e semplice, ad una duplice lezione: di calcio, e di consapevolezza di quanto siano comici.

Non basta l'espulsione di Sneijder, uno dei pilastri dell'Inter nonche' migliore in campo fino a quel momento, al 26' del primo tempo; non bastano le due ammonizioni totalmente inventate e piu' visionarie di un quadro di Magritte a Lucio, che ne sanciscono l'espulsione; non basta un rigore che non esisterebbe neppure nelle piu' sfrenate fantasie Moggiane; non bastano una serie di cartellini netti non dati a vari milanisti ma comminati ad increduli quanto incolpevoli interisti; non basta un recupero di 5 minuti totalmente arbitrario.

Non basta nulla, neppure un "destino" che ha fatto sì che ogni cosa andasse per il verso giusto: il Milan si limita a 3 tiri in porta, di cui un rigore, si salva sul palo di Pandev, subisce il 2-0 e, in nove contro undici, rischia di prendere il 3-0 non fosse per un miracolo di Dida.

Semplicemente meraviglioso.

La squadra dell'amore si ritrova comicamente a -9, che poi e' come dire -10, dati gli scontri diretti.

Il sorriso isterico quanto malcelato di Galliani, autentico Primetime Man davanti le Tv ad ogni vittoria del Milan, sparisce, si dissolve.
Nessuno l'ha mai piu' visto, ne' letto, ne' sentito dopo il prepartita.
Mah.... Mistero...

Insomma, sara' che stasera ho visto il bellissimo Avatar, ma direi che una simile soluzione sarebbe l'unica per i bei sogni di vittoria del Milan: i vari artritici, imbolsiti, alcolizzati, improponibili "giocatori", proprio come il protagonista, potrebbero trascinarsi presso il macchinario e controllare il corpo, non dico di un alieno grande, grosso e forte, ma, almeno, di uno capace di giocare a calcio.


Intanto, detto dei meno nove punti del Milan, scorrendo la classifica verso il basso, ma molto verso il basso, troviamo, a meno sedici, l'altro squadrone che doveva farci vedere, a detta dei tifosi e della stampa sognatrice, i sorci verdi: la Falegnameria Bianconera.

Sabato sera, ennesima puntata di cabaret della banda del degustatore di budini assortiti contro la Roma del maestro di smorfie Ranieri.

Grosso, Legrottaglie e Chiellini, autentici cocchi di Lippi, si confermano davvero puntuali; nel fare pena.
Grygera, dal canto suo, si conferma magazziniere.
Il centrocampo, ricco di qualita', vede come regista Sissoko; si potrebbe definire un regista visionario, ermetico. Chissa', forse un grande critico, un giorno, ci spieghera' che i suoi passaggi in orizzontale di 2 metri ed i suoi palloni gettati in fallo laterale, erano, in realta', dei capolavori.
Mezz'ali, Marchisio, l'eterna promessa, e Brazzo, mestierante mica da ridere.
Sulla trequarti, l'imprevidibilta' di Diego; difficile prevedere quando azzecchera' qualcosa.
Coppia dei sogni in avanti, composta da Amauri, uno che vive per IL gol, nel senso che gli basta farne uno l'anno per stare comodamente in media, e Del Piero, autore di un grande gol, ma, come al solito, data l'impresa per restare almeno in piedi, in versione "Dotatemi di un girello, grazie".
In panchina, Ferrara, autentico Dead man walking. Peccato, e' stato l'allenatore della Juve che ho piu' adorato. Sensazionale.

Ovviamente, manco a dirlo, la Falegnameria ha perso e il Jim Carrey di Testaccio si e' preso una bella soddisfazione, dopo essere stato cacciato, reo di non lottare per lo scudetto con a disposizione fenomeni del calibro di Chiellini, Molinaro, Poulsen, Iaquinta e Amauri.

Insomma, pessima giornata per i tifosi Juvetini.
Due volte pessima.
Sì, perche', da qualche settimana, gli juventini hanno operato, puntualmente, l'ormai abituale, da 4 anni a questa parte, "Switch".
Tramite lo Switch, il tifoso juventino, dopo poche settimane di illusioni e speranze, accortosi della pochezza e della comicita' della propria squadra, ed esasperato dal monopolio delle vittorie da parte dell'Inter, inizia a tifare per qualsiasi cosa che si muova e che non abbia la maglia dell'Inter.

Vi giuro che, grazie allo switch, ho visto cose meravigliose.
Nel 2007, ho visto tifosi juventini, che fino ad un mese prima detestavano il Milan, avere gli occhi lucidi di gioia per la vittoria del Milan in Champions, non perche' portasse qualcosa a loro, ma solo perche' quella vittoria poteva in qualche modo essere indigesta agli interisti.
L'anno dopo, dopo la barzelletta della loro Juve che, con Iaquinta, Tiago e Andrade, avrebbe dovuto vincere lo scudetto, durata un mesetto, li ho visti diventare romanisti sfegatati, con le radio sempre pronte a seguire i risultati dei piangina di Spalletti.
Lo scorso anno, l'ennesima illusione, e poi di corsa a tifare per il possibile quanto onirico recupero del milan.
Ed il tutto, ripeto, sperando in risultati che sarebbero andati solo a discapito della loro Juve, che pavrebbe potuto giocarsela col Milan in classifica.
Quest'anno, eccoli di nuovo qui, dopo lo Switch, con la sciarpa del Milan al collo ed il santino di Zavorra-Dinho nel portafogli.
Poco importa se la Juve, teoricamente, dovrebbe cercare di raggiungere un vitale posto Champions; lo Switch e' andato, e da allora "Forza Milan", "Forza Roma", "Forza Napoli".
Dopo lo Switch, infatti, si tifa per qualsivoglia squadra, in maniera direttamente proporzionale alla sua vicinanza in classifica all'Inter.

Domenica difficile davvero per Milanisti e Switcher.

Domenica splendida...

lunedì 18 gennaio 2010

Alta tensione


Il derby si avvicina ed e' ormai chiaro a tutti che il Milan sia uscito dal guscio e si sia seriamente candidato per un obiettivo importante: il secondo posto.

Nel mentre Galliani e la Lega si accordavano su quale fosse il calendario migliore e piu' consono alla tutela del Milan, la banda Leonardo batteva un Siena ridotto in 10 per 80 minuti.
Dopo i tre gollonzi in fotocopia contro la Juve, ennesima dimostrazione di come, in questo periodo, stia girando tutto per il verso giusto: dopo la doppietta, ecco la tripletta del palo della luce Dinho.
Bello il terzo gol; peccato che un ragazzino che avesse avuto qualche insegnamento su come difendere, alla scuola-calcio, non avrebbe concesso quel destro letto e straletto liberato da una finta della serie "bradipo".

Ovviamente, canti, balli, feste, gente che piange: Super Milan!

Intanto, in quel di Verona, andava in onda un'ennesima puntata de "La Falegnameria Bianconera".
Il degustatore di budini assortiti, vista l'assenza di "Mr.Cinque gol l'anno" Amauri, non ci pensa su due volte, e manda in campo l'ultimo straordinario acquisto di casa Juve, una vera e propria "Killer Application" del campionato: tale Paolucci.
Quest'ultimo, dopo una serie di prestiti e puntali panchine nelle peggiori squadre-retrocessione, guida l'attacco della Juve, sostenuto dalla vecchia gloria palestrata Alex e dal "dentrocalsse" Diego: neppure un tiro in porta.
Mentre dieci giocatori con la maglia a strisce vagano a casaccio per il campo, l'immarcabile Sardo si esibisce in una serie di dribbling seguita da perfetto ed imparabile diagonale. Del resto, quando ci si trova davanti gente come Grosso, Cannavaro, Chiellini, Grygera, Melo, anche un Sardo qualunque puo' improvvisarsi Garrincha.
Ora, la Falegnameria e', addirittura, quinta, sorpassata dalla disastrata Roma di Rosella Sensi e dal provincialissimo Napoli di Mazzarri.
Insomma, pare che la Falegnameria voglia a tutti i costi confermarsi come protagonista della straordinaria Europa League.

lunedì 11 gennaio 2010

Anno nuovo, risate vecchie

Buon anno!
Ci siamo lasciati alle spalle un 2009 ricco di soddisfazioni, e ci ritroviamo nel 2010 con questo bel sorrisone stampato sulla bocca.
Neppure ricominciato il campionato, la corazzata Juve si ritrova quarta, a guardare la targa addirittura al Napoli, e a doversi ben guardare alle spalle da due "pericolosissime" compagini come Roma, Fiorentina e Palermo.
La Falegnameria Bianconera, a dirla tutta, era riuscita nell'impresa di battere il Parma, grazie ai soliti gollonzi su mischione assassino con annesso autogol, soffrendo per tutta la partita e senza mai tirare in porta.
Ma, la domenica successiva, ci regala un'ennesima esilarante serata: si fa asfaltare 3-0, in casa, dal ridicolo Milan "Viva il Parroco" made in Leonardo.
Il testimonial di budini assortiti si presenta con una vera e propria corazzata. In porta, Manninger, uno che i gol, piu' che evitarli, aiuta a subirli. In difesa, Gygera, Cannavaro, Chiellini e Grosso; per la serie "l'importante e' partecipare". Squisito il centrocampo: sulla destra agisce Brazzo Salihamidzic, autentico mesteriante del prato verde; in mezzo, una coppia di tale qualita' da far impallidire Xavi e Iniesta, ovvero Poulsen e Melo; confinato sulla sinistra, in stile oratorio, c'e' l'unico che sa che il pallone e' sferico, Marchisio; in avanti, la coppia "atomica" Diego-Amauri. Il primo e' un giocatore davvero unico nel suo genere, nel senso che non sa tirare, segnare, dribblare, fare assist. Il secondo, e' uno capace di segnare cinque gol; ma in un anno intero.
La banda Leonardo riesce a segnare tre gol praticamente identici, approfittando di lisci e controlisci di cui si rendono comicamente protagonisti i vari falegnami bianconeri.
Quasi da tenerezza, l'ingresso di quel buffo palestrato con la maglia numero 10, acclamato da tutto lo stadio: un paio di punizioni in curva e qualche goffa perdita di palla.
La partita finisce 3-0: la Juve e' quarta e il Milan, sostenuto dai deliri della stampa, si illude di poter competere per lo scudetto.
Non 'c'e che dire, ripensare, ora, con la falegnameria a -12, a tutte le febbrili e deliranti dichiarazioni di giocatori, giornalisti, tifosi, all'inizio dell'anno, e' un divertimento incredibile.
Dai, Ciro; siamo tuttu con te!